Tv: Turisti per caso - 1996

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Palermo, quartiere Zen

Tratto da: Turisti per caso

Scheda informativa

Titolo: Palermo, quartiere Zen

Autore: Patrizio Roversi, Susy Blady

Tratto da: Turisti per caso, di e condotto da Patrizio Roversi e Susy Blady

Data di trasmissione: 01/04/1996, RaiTre

La puntata da cui è tratta la sequenza in analisi è andata in onda alle 10.25 su Rai3 e fa parte delle prime edizioni del programma.

Nel corso della puntata viene mostrato il viaggio in Sicilia dei due conduttori (Susy Blady e Patrizio Roversi). La struttura è semplice: i due sono in casa e invitano gli amici per mostrare il filmino delle vacanze. Tra loro alcuni ospiti illustri (Folco Quilici, David Riondino, ecc.) commentano le immagini. Uno dei luoghi visitati è la città di Palermo e in particolare i suoi quartieri più popolari e periferici. La sequenza analizzata è relativa al tour del famoso quartiere popolare Zen, in cui i due vengono accompagnati da Lucia, un'assistente sociale del comune che sta lavorando a un progetto specifico sul quartiere.

La messa in scena

La cornice

Turisti per caso è uno tra i format televisivi più innovativi apparsi sul piccolo schermo negli ultimi anni. Il genere comunicativo da cui trae ispirazione è il 'filmino amatoriale delle vacanze' in cui l'occhio che coglie la realtà è quello del turista innocuo che desidera conoscere, ma non stravolgere, l'ordine delle cose. La trasposizione televisiva di tale genere comporta naturalmente una contaminazione linguistica con tipologie più classiche di programmi: il reportage e l'inchiesta, ma anche l'intrattenimento puro. Ne risulta un programma che mostra ma non approfondisce, che informa puntando anche al divertimento e che permette una facile fruizione. Soprattutto, non è un programma tematico sul disagio e non ha necessariamente un intento di denuncia sociale. Piuttosto, l'attenzione dei due conduttori spesso è volta più a ritrarre alcuni fenomeni ambientali che a proporre immagini da cartolina.

Da un punto di vista strettamente linguistico il programma produce un interessante fenomeno di sdoppiamento enunciativo: i due conduttori sono i protagonisti dei filmini, ma vengono messi in scena e spiegati da loro stessi mediante una voce off aggiunta in montaggio. Questa voce interagisce sovente con il sonoro in presa diretta e orienta la visione complessiva. Essa appartiene ai protagonisti, ma 'accade' in un tempo successivo alle immagini offerte dall'azione.

Come appare e dove appare

I due conduttori intraprendono il tour al quartiere Zen e sembrano essere un po' spaventati. Il quartiere infatti viene descritto, in un punto precedente alla sequenza, come "famigerato". "Sei matta? Noi da soli allo Zen!" dice Roversi manifestando la paura e la necessità non solo di una guida, ma anche di una protezione. Ma arriva puntuale la rassicurazione: "Non siamo mica soli! C'è Lucia, l'amica di un'amica di una nostra amica, che si occupa del progetto Zen del comune". Su questo scambio di battute, in voce off, (e quindi costruito in post produzione), scorrono le immagini di Lucia, l'assistente sociale, e immediatamente dopo entra il sonoro live del filmino, in cui Roversi chiede a Lucia informazioni sul suo lavoro. Lei risponde: "Sono il responsabile tecnico del progetto. Io sono un'assistente sociale". E' lei stessa quindi che precisa e sottolinea il suo ruolo, alla fine della sua presentazione, dopo aver citato l'ente di appartenenza (il comune) la mansione (responsabile tecnico) e dopo essere stata introdotta come "amica" e guida, in grado di fornire informazioni e protezione (guida turistica del disagio). Lucia, che emergerà nel servizio come seria, motivata e concentrata, non appare con gli accessori tipici (la cartellina, gli occhiali, ecc) presenti nelle descrizioni classiche e viene mostrata prima che ne sia specificata la professione. Nessun elemento iconografico quindi porta a identificarla subito come assistente sociale, né entrano mai in scena i luoghi del 'lavoro remoto' dell'assistente sociale quali l'ufficio l'assessorato, ecc. Lucia compare sempre per strada, nel quartiere, a piedi o in auto, ma sempre sul territorio.

Che cosa fa

Il suo ruolo all'interno della sequenza è chiarito fin dall'inizio: accompagna i due turisti nel quartiere, per offrire loro uno spaccato della realtà dello Zen. Non solo, ma i due sembrano rassicurati dalla sua presenza. Proprio perché conosce la zona, Lucia appare come l'unica in grado di fornire le informazioni corrette, di mostrare le cose rilevanti e di garantire loro una necessaria tutela. E' l'interlocutrice ideale, l'intermediario utile. Nel corso della breve sequenza Lucia comunque non si limita a mostrare. Dopo essersi presentata e dopo aver specificato il suo ruolo di responsabile tecnico, Lucia punta anche a sottolineare alcune caratteristiche del lavoro in genere e le peculiarità e motivazioni che stanno alla base delle sue scelte professionali. La visita al quartiere diventa quindi un pretesto per esprimere una sua visione del mondo, uno spunto per riflettere sulle premesse ideologiche e personali di un mestiere. Addirittura questa parte prevale sugli aspetti più prettamente professionali: Lucia non spiega quale sia il suo lavoro specifico (responsabile tecnico), né viene ripresa mentre lo svolge. Di fatto lei viene mostrata solo quando interagisce con i due conduttori, nelle strade dello Zen, perché è la loro guida e interprete. La coppia in realtà parla anche con gli abitanti del quartiere (fuori sequenza), ma alla fine è Lucia che deve rispondere alla fatidica domanda "Ma perché lo fa?" Del suo lavoro, non se ne saprà nulla. Qui, fondamentalmente, l'assistente sociale è chiamata a motivare le sue scelte di vita professionale ai due conduttori e quindi allo spettatore televisivo.

Che cosa dice

Parlando dello Zen, Lucia parla di sé. La sentiamo prima affermare con determinatezza ruolo e profilo professionale e infine enunciare la propria posizione in un contesto di degrado specifico confrontandolo con altre realtà e altri fronti del lavoro sociale: "Le mie colleghe, in Friuli, in questo momento sono alle prese con i suicidi dei minorenni…". La conclusione verte sulla condizione sociale generale degli abitanti dello Zen: "in Friuli sono pieni di soldi (...) e chi non fa niente fa due lavori, mentre qui - allo Zen - abbiamo migliaia di disoccupati, ma in Friuli non sono più felici, è strano...". Questo confronto suggerisce una precisa scelta di campo dell'assistente sociale: Lucia ha rinunciato al nord ricco, lei sta qui, allo Zen, tra povertà e disagio perché, comunque, "visto dal di fuori non si capisce quale risorsa umana enorme c'è qua…" e sembra essere proprio la risorsa umana enorme che vive nello Zen a fornire gli stimoli e le motivazioni necessarie per svolgere il lavoro. Sono delle frasi rivelatorie, delle parole chiave che spiegano e ricostruiscono il senso di un lavoro e di una scelta che parte forse da una lettura del territorio fortemente ideologica. Il suo linguaggio infatti ruota intorno a due registri: dapprima per autopresentarsi, fa prevalere una terminologia più professionale (responsabile tecnico) poi chiude, nella descrizione del quartiere, con una forma più colloquiale dai forti contenuti.

Chi ne parla e come

Lucia viene presentata dai due conduttori i quali dapprima la evocano come "amica di un'amica", guida ed esperta del quartiere, poi la indicano anche come una delle responsabili del contenimento del degrado: "Merito anche delle persone come Lucia" afferma Susy Blady. Da quel momento il campo le appartiene: la regia le dedica infatti un primo piano con alcune immagini di copertura che si raccordano in modo armonico con ciò che dice rispondendo a Blady. Il programma insomma tende non solo a mostrare il quartiere, ma anche in qualche modo a sottolineare l'importanza del lavoro di Lucia su quel territorio.

Da che parte sta

Lucia si è apertamente schierata - nella vita e quindi nel filmato - con la 'sua' utenza. La regia la fa apparire come un'assistente sociale che ha potuto scegliere il territorio su cui operare, non secondo un criterio di opportunità, ma bensì operando una precisa scelta di campo. Forse per tale motivo Lucia non si rivolge mai direttamente verso la telecamera: lei è parte del territorio e parla con chi sta sul territorio, con chi ha condiviso la sua scelta, anche solo per un breve viaggio. Quasi a stento infatti l'obiettivo della telecamera riesce a trovare il suo primo piano, sempre rivolta com'è verso l'interlocutrice (Blady). Lucia non sembra voler coinvolgere lo spettatore giocando sul registro emotivo: la distanza tra Lucia e lo spettatore è tangibile quindi, ma non abissale, così come altrettanto tangibile appare, dalle sue parole, la distanza nei confronti di altri contesti e territori ("Se fossi rimasta in Friuli…")

Ipotesi di lettura

Le persone che i due viaggiatori/conduttori via via incontrano spesso vengono ritratte in modo da far emergere la loro peculiarità di soggetti appartenenti a un ambiente specifico, differente da qualsiasi altro luogo.

Anche Lucia, l'assistente sociale che li guida nel quartiere Zen, risente di questa logica di messa in scena. Come rilevato nell'analisi, non viene ripresa con i tratti tipici della professione e nemmeno si viene a sapere in cosa esattamente consista il suo lavoro. Appare in quanto esperta del territorio (una sentinella), ma con un ruolo del tutto inedito: Lucia è una 'guida turistica del disagio' e in quanto tale possiede tutti gli strumenti per fornire, nel poco tempo a disposizione, le coordinate sociali e personali per orientarsi in quella particolare zona. Non ci sono casi di cui parlare o fatti da esporre: l'argomento è il quartiere e le persone che vi abitano. Proprio per questo Lucia emerge come un elemento inscindibile del contesto, come se l'assistente sociale fosse contemporaneamente un'irrinunciabile presenza dell'ambiente degradato e un tramite necessario se ad esso ci si vuole avvicinare per capirne meglio le dinamiche.

E' a Lucia in fondo che viene chiesto di ricostruire il percorso, di dare una lettura conclusiva delle contraddizioni del territorio, di svelarne alcune tendenze. Così scopriamo che allo Zen c'è una risorsa umana enorme che può essere resa attiva anche grazie ai vissuti personali di chi ha scelto di operare lì, attraversando l'Italia per giungere nel quartiere degradato più famoso. Tutto ciò emerge senza una sola inquadratura del 'quotidiano' lavorativo dell'assistente sociale. Come detto sopra lo spettatore non sa nulla del suo lavoro, non si vede mai un colloquio o anche solo uno scambio di battute. L'utenza viene raccontata mostrando qualche bambino, qualche strada, e facendo parlare (direttamente con i conduttori, però, mai con l'assistente sociale), qualche inquilino del quartiere. Mediante tali battute viene cioè suggerita l'idea di un lavoro esteso e diffuso, che punta al contenimento del disagio di tutto un quartiere. Inoltre in apertura si parla di un progetto specifico (Lucia è la responsabile tecnica del Progetto Zen) e di un'istituzione precisa (il Comune di Palermo): in tal modo emerge (seppur rapidamente) una parte della complessità strutturale del lavoro e, contestualmente, sparisce completamente la messa in scena del rapporto assistente sociale/utente e delle dinamiche relazionali.

Rinvii

Racconti e rappresentazioni

L'assistente sociale e le situazioni limite. Confronta questa sequenza con l'articolo di Alessandro Fulloni

L'abnegazione. Confronta questa figura di assistente sociale con quella che emerge dall'articolo del Corriere della Sera

Persona, professione, scelte. Confronta la sequenza con le analisi dei brani dei questo libro e metti in evidenza i 'tipi' di assistente sociale che emergono

Coni d'ombra

Il contesto come luogo sociale. Confronta i contenuti della sequenza con la descrizione della progettazione del lavoro nel "Contesto" così come qui viene descritto

Operare in ambienti complessi. Analizza la sequenza utilizzando la descrizione del lavoro di comunità