Cinema: Lilo & Stitch

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Lilo & Stitch di Chris Sanders, Dean DeBlois, Stati Uniti 2002, 85'

Scheda informativa

Lilo & Stitch

di Chris Sanders, Dean DeBlois, Stati Uniti 2002, 85'

Orfana a causa di un incidente, la seienne hawaiana Lilo vive con la sorella diciannovenne Nani, che dovrebbe farle da tutrice, ma non riesce a trovare un lavoro stabile e a badare con continuità alla sorellina. Questa, di suo, ha un carattere piuttosto scontroso, combina guai e litiga con le compagne di scuola. Incalzata dall'assistente sociale Cobra Bubbles che minaccia di toglierle la tutela, Nani accetta di esaudire il desiderio di Lilo di avere un cagnolino per amico, però Stitch non è il cucciolo che appare. È un androide pestifero e indistruttibile creato da un folle scienziato galattico come macchina da guerra, e riuscito miracolosamente a fuggire dallo spazio prima di essere annichilito dalla Giustizia siderale. L'arrivo di Stitch cambia la vita di Lilo, che si sente meno sola e trova un compagno di scorrerie, ma anche quella di Nani, che da un lato deve fare fronte agli ultimatum dell'assistente sociale, dall'altro deve salvaguardare l'incolumità della sorellina, attorno alla quale si muovono strani esseri che cercano di recuperare il transfuga spaziale. Dopo varie avventure e un inseguimento all'ultimo respiro, Stitch riesce a restare sulla terra, scegliendo di farsi "adottare" dalla nuova famiglia composta da Nani e Lilo. Ottenendo anche l'approvazione dell'assistente sociale, che si rivela un ex agente della Cia che aveva già avuto a che fare con gli extraterrestri in passato.

La messa in scena

La cornice

Dopo il lungo prologo che presenta le caratteristiche di Stitch - che ancora è semplicemente denominato l'esperimento 626 - e dopo la sequenza di presentazione di Lilo, mostrata come bimba un po' aggressiva che viene evitata e presa in giro dalle compagne, la scena con l'assistente sociale, di cui analizziamo qui due momenti, è la prima con Nani, la sorella che dovrebbe badare a lei. La visita dell'assistente non è assolutamente preannunciata e lo spettatore se lo ritrova davanti inaspettatamente, in un'atmosfera di grande confusione. In seguito questo personaggio tornerà spesso, quasi a cadenza regolare, apparendo ogni dieci minuti circa. Ogni sua apparizione coincide con il peggioramento della situazione famigliare delle due protagoniste: Nani ha perso il lavoro; le due sorelle sono sulla spiaggia con l'amico a fare surf invece di cercare di risolvere i loto problemi; la casa viene distrutta dagli alieni. In modo quasi metronomico l'assistente sociale appare sempre al termine delle scadenze che ha dato a Nani e sembra risoluto a portare via la bimba, spiegando che pur a malincuore è giusto fare così, perché Nani non sembra oggettivamente in grado di badare alla sorellina. Nel finale del film, dopo l'inseguimento spaziale è significativo che, in una vera e propria resa dei conti Lilo e Stitch si ritrovino insieme a fronteggiare rispettivamente l'assistente sociale e la presidentessa della galassia, entrambi determinati nel voler prelevare i due "fuggitivi" per riportarli a una condizione di maggiore ordine e rispetto delle regole. Ma di fronte alla determinazione di Stitch nel voler restare con la sua nuova famiglia, entrambi gli "operatori" dimostrano notevole elasticità e capacità di rendersi conto dei cambiamenti effettivamente avvenuti.

Proprio in questo frangente lo spettatore scopre che Cobra Bubbles non è sempre stato un assistente sociale, poiché in passato lavorata come agente segreto per la CIA. Questa rivelazione, a suo modo inquietante, giunge non a caso nel finale e non è destinata a preoccupare più di tanto lo spettatore: ormai anche Cobra si è trasformato in un amico di famiglia, come dimostra la scena in cui lo si vede ai festeggiamenti per il settimo compleanno di Lilo. E' sorridente e per la prima volta ha smesso il suo completo da assistente sociale/agente segreto e sfoggia una coloratissima camicia hawaiiana.

Come appare

A livello narrativo, la messa in scena dell'assistente sociale sembra rispondere ai canoni del film di suspense, per cui una presenza oscura e inquietante sta per materializzarsi. E' emblematica la frase di Nani che ne preannuncia l'imminente arrivo a Lilo, che non vuole aprire la porta di casa: "Ti metto nel frullatore a velocità massima e poi ti faccio mangiare per merenda dall'assistente sociale" Visivamente, è emblematico il ricorso reiterato all'uso del fuori campo come codice di riferimento. Ci vogliono infatti diverse inquadrature per vedere completamente il volto del personaggio, la cui presentazione avviene gradualmente: l'auto che spunta dal bosco, poco prima del frammento qui analizzato, poi il suo corpo imponente visto di spalle, con la valigetta nera ben visibile. Solo dopo aver letto negli occhi di Nani la sorpresa, e il terrore, di trovarsi già di fronte a colui che aspettava, vediamo anche noi il suo volto e lo sconcerto aumenta. Inquadrato dal basso per esaltarne ulteriormente l'imponenza fisica, il personaggio sembra uscito da un film di azione contemporaneo, un nero monumentale che sintetizza il boss sadico di Pulp Fiction, i cattivi di Matrix e gli agenti speciali di Men in Black. E' emblematica la battuta di Lilo, che con la tipica immediatezza dei bambini può permettersi di mettere in dubbio l'effettiva identità dell'Assistente sociale, che secondo lei con corrisponde ai canoni figurativi tipici della professione. Il cranio rasato, gli imponenti orecchini ai lobi, ma soprattutto gli occhiali scuri non permettono nessuna familiarità con il personaggio, che sembra una versione aggiornata di un "uomo nero" da fiaba: è il pericolo che si è materializzato. Il fatto che sia nero è un dato interessante anche in senso sociologico, considerando che in molti altri film statunitensi l'assistente sociale è di colore: nella dialettica tra stereotipo e rappresentazione sociale fondata su parti di realtà oggettiva ciò indica spesso la percezione di un lavoro squalificato, svolto più dai neri (o dai latino-americani, come nel caso di Sofia Mendosa, il personaggio del libro di Grisham considerato nella sezione letteratura di questo percorso, oltre all'assistente sociale nera di Drugstore Cowboy, analizzato sempre in questa parte dedicata al cinema) che dai bianchi.

Ma il nero è anche il colore che visualizza l'assenza di cordialità e quasi di umanità del personaggio, molto freddo e operativo, soprattutto se si considera che il film si svolge alla Hawaii, ove i colori non mancano. La sua auto, il completo impeccabile, la valigetta da executive, gli occhiali scuri diventano così elementi visivi che caratterizzano non solo fisicamente ma anche caratterialmente e professionalmente il personaggio dell'assistente sociale: freddo, operativo, un po' inquietante, ma sicuro del fatto suo, senza alcuna voglia di scherzare.

La tipizzazione visiva della sua apparenza fisica è giocata anche in opposizione con le due sorelle: Nani, pur nel suo disordine, appare molto più calorosa e umana, come testimonia la maglietta color carne al cui centro spicca bene un cuore rosso. Anche Lilo è caratterizzata dal rosso del vestito, con la fantasia delle foglie bianche che forniscono ulteriore allegria e naturalezza, elementi che sembrano completamente assenti dal corredo visivo di Cobra.

Che cosa fa

La sequenza propone una visita domiciliare, in cui l'Assistente sociale deve verificare l'esistenza delle condizioni di base per permettere a Nani di mantenere la tutela di Lilo. L'interesse dell'operatore è quindi quello della bambina più piccola: ciò sembra spiegare la sua freddezza verso la sorella maggiore. Nei confronti di Nani, Cobra Bubbles ha un atteggiamento molto distaccato che si esplica bene nelle poche azioni che compie, sempre controllate e determinate. Nella sua imponenza fisica, anche l'immobilità è un segno di distanza e di messa alla prova dell'interlocutore, in questo caso Nani, cui evita di stringere la mano e di cui non accetta l'invito a sedersi fuori.

E' emblematico notare che, una volta in casa, il suo atteggiamento verso Lilo sia ben differente: le chiede informazioni, la ascolta, si accoscia alla sua altezza, quasi per stimolare una comunicazione più diretta. Ma il dato saliente del suo agire, non solo in senso fisico, ma anche professionale, sta nella continua attenzione che rivolge a ogni elemento della casa, così come a ogni battuta delle due sorelle e ai loro gesti. L'Assistente sociale sembra trasformarsi in un detective, che deve trovare gli indizi utili per capire se Lilo vive in una condizione adeguata o se le attenzioni della sorella sono insufficienti. La perlustrazione della casa, l'attenzione verso ogni minimo particolare, le domande reiterate sono azioni che testimoniano la notevole precisione del personaggio, che agisce in modo professionale: ma ancora una volta è probabile che lo spettatore non si accosti all'Assistente sociale apprezzandone la deontologia, ma lo viva piuttosto come pericolo incombente, cogliendo nel suo atteggiamento una costante minaccia all'integrità della famiglia o un'invadenza eccessiva.

Che cosa dice

I dialoghi tra Nani e l'Assistente sociale Cobra Bubbles si caratterizzano per il differente atteggiamento dei due interlocutori: la sorella di Lilo fa di tutto per restare sul colloquiale e tenta di prendere tempo utilizzando uno stile amichevole ed evasivo. Al contrario, Cobra non dà alcuna confidenza e appare molto freddo e determinato. Mette subito a disagio Nani autodefinendosi "testa di rapa", come lo aveva apostrofato la ragazza alcuni istanti prima, ovviamente non conoscendo il suo ruolo, quando ne aveva urtato l'auto mentre correva a casa da Lilo. A questa iniziale ritrosia, che attesta la distanza professionale del personaggio verso chi potrebbe ostacolare la sua "missione" - "Ho delle mansioni speciali", risponde testualmente Cobra di fronte alla curiosità e alle perplessità della piccola Lilo - nei dialoghi successivi che si svolgono in casa prevalgono domande concise e incalzanti per approfondire la conoscenza della situazione e per verificare le effettive condizioni di Lilo, a prescindere dalle ovvie rassicurazioni della sorella.

E' interessante notare il ruolo della bimba, che in un primo tempo fa quasi la spia contro Nani, poi ribalta per un attimo la situazione: è lei che osserva attentamente le nocche dell'uomo e gli pone domande impreviste, sia sul suo aspetto inconsueto - che secondo la bimba non corrisponde all'icona standard dell'Assistente sociale - sia in riferimento ai possibili morti che potrebbe avere sulla coscienza. A questa espropriazione del ruolo, Cobra risponde bruscamente: "Qui stiamo andando fuori tema. Parliamo un po' di te: dimmi, sei felice?" La battuta è interessante, in riferimento a due aspetti spesso ricorrenti nelle rappresentazioni filmiche del rapporto tra Assistenti sociali e utenti. In primo luogo esplica bene l'univocità della comunicazione, che appare gestita solo dall'Assistente sociale e non prevede una reale dialettica con l'interlocutore. Se l'utente pone domande non previste, che esulano dai binari impostati dall'operatore o afferiscono alla sua sfera personale, ecco che l'Assistente sociale si irrigidisce e riafferma la gerarchia comunicativa, con l'utente che deve limitarsi a rispondere. Anche la domanda sulla felicità è emblematica, poiché appare troppo generica e decisamente irrisolvibile in una sola risposta di poche parole, a meno di non restare su un livello di pura superficialità. In modo emblematico, l'Assistente sociale che ha appena negato qualsiasi spiraglio sulla propria dimensione personale, ha ora l'ambizione di capire con una semplice domanda se una bambina di sei anni è felice. Al di là dell'evidente semplificazione narrativa - qui pure più evidente trattandosi di un cartone animato che prevede molti bambini tra il pubblico - l'episodio rende ancora una volta la tipizzazione dell'Assistente sociale non troppo portato per le relazioni umane, che viene più facilmente assimilato a compiti di controllo, di valutazione e di giudizio: elementi che un effetti fanno parte della sua professionalità, ma che istintivamente tendono a essere rappresentati come sintomo di disumanità e freddezza burocratica.

La valutazione e il giudizio emergono pienamente nella battuta finale del segmento, che peraltro dimostra la professionalità del personaggio, in cui Cobra parla con franchezza a Nani: "Mi permetta di illustrarle la difficile e precaria situazione nella quale si trova. Io sono quello che viene chiamato quando le cose vanno e qui le cose vanno davvero molto male"

Di tutt'altro tono, ancora una volta, la sua relazione con l'utente, che viene vissuto come colui che va difeso e protetto dai rischi, come esplica la battuta di Cobra a Lilo, ironicamente giocata sugli stilemi tipici del poliziotto da telefilm, che fornisce un biglietto da visita con i propri riferimenti alla vittima e la rassicura verbalmente: "Chiamami se resti di nuovo sola a casa".

La battuta più memorabile non è però in questo frammento, ma in una sequenza che giunge dopo circa mezz'ora, in occasione di una successiva visita in cui Cobra deve sincerarsi degli eventuali miglioramenti avvenuti nella famiglia. Dopo essere stato quasi aggredito da Stitch - che gli lancia in testa un libro appena lo vede, stabilendo un fronte comune con gli umani da cui è ospitato - Cobra guarda negli occhi Nani e recita una perfetta sintesi della contraddizione che caratterizza molti Assistenti sociali visti al cinema, in bilico tra il dettato professionale e le sensazioni personali: "Finora le ho permesso di andare alla deriva nelle acque calme della mia pazienza, ma non passerò sopra al fatto che è disoccupata. Sono stato abbastanza chiaro? E la prossima volta che vedrò questo cane voglio che sia un cittadino modello". Le acque calme della pazienza e un cane che deve diventare un cittadino modello: ovvero un mestiere che vorrebbe unire l'infinità capacità di comprendere alla smisurata ambizione che tutto sia sempre al posto giusto. Una perfetta sintesi tra un monaco zen e un vigile urbano.

Dov'è

Anche se il luogo in cui si svolge la sequenza non è direttamente collegabile all'Assistente sociale, trattandosi della casa di Nani e Lilo, il rapporto con l'ambiente assume spesso valenze significative. Poco prima di questo frammento, la sua presenza all'esterno della casa era stata anticipata con modalità da film di spionaggio, attraverso l'uso del fuori campo e di alcuni particolari emblematici: l'auto nera parcheggiata al limite del bosco, la messa in moto e il lento avviarsi sulle tracce di Nani che sta tornando a casa. Una volta entrati in campo, appare evidente il tentativo di Nani di tenerlo il più possibile fuori da casa, cui corrisponde l'atteggiamento opposto di Cobra, che non sembra minimamente intenzionato a fermarsi fuori dalla porta. Come accade anche in altri esempi mostrati nel cd, l'Assistente sociale in visita domiciliare appare tendenzialmente molto sicuro di sé, pronto ad affrontare la resistenza di chi deve incontrarlo e determinato nel superarla, senza tanti preamboli o indecisioni.

Questo atteggiamento che caratterizza la prima parte della sequenza viene integrato da quello che si esprime con l'ingresso in casa: pur non essendo in un luogo conosciuto, Cobra si muove con molta sicurezza e precisione, attento a ogni minimo particolare dell'ambiente: il disegno di Lilo che "denuncia" la propria solitudine, le pentole lasciate sul fuoco da molto tempo, il frigo piuttosto vuoto. Pur mettendo al centro della visita domiciliare la testimonianza diretta dell'utente, l'analisi dell'ambiente in cui essa vive appare comunque un momento fondamentale per dedurre le condizioni di maggiore o minore agio e, quindi, per stilare una relazione che poi porterà a una decisione positiva. In questo senso, il rapporto tra Cobra e l'ambiente sembra rimandare al tipico stile dell'investigatore e del detective, che cerca gli indizi che possano rivelarsi decisivi per avere le "prove" necessarie per esprimere un giudizio "oggettivo", letteralmente: basato sugli oggetti. Forse con il rischio di non considerare adeguatamente anche le dinamiche psicologiche e la complessità delle relazioni umane in gioco. Ancora una volta, gli elementi che caratterizzano la professionalità dell'Assistente sociale tendono a essere rappresentati con un'aura peggiorativa, un po' fredda e disumana.

I gesti chiave

Non appare semplice individuare dei gesti emblematici per un personaggio che ha nella rigidità e nella fissità le sue caratteristiche più evidenti. In questo senso, l'azione simbolica dell'Assistente sociale può essere considerata la sua reiterata attenzione a ciò che lo circonda, con sguardi indagatori che analizzano sia l'ambiente che lo circonda sia le persone che ha di fronte. La presenza degli occhiali scuri a coprire l'effettiva direzione del suo sguardo lo rende ancora più freddo e distante, anche nei confronti dello spettatore. Di fronte a un'alterità così esibita nei confronti del contesto in cui sta operando, un gesto appare dissonante e getta tutt'altra luce su Cobra: di fronte a Lilo, il burbero Assistente sociale si abbassa fisicamente, accosciandosi, e le porge la mano in segno di saluto. In questa dimostrazione di disponibilità e sensibilità emerge così un'attenzione particolare nei confronti dell'utente, per cui si è recato in quella casa, a sancire che pur nella freddezza delle apparenze, il personaggio sembra svolgere il proprio lavoro non solo in modo molto professionale, ma anche con le dovute attenzioni personali. Il gesto preclude allo sviluppo dei rapporti che Cobra avrà con Lilo, che nel film si trasformeranno in senso positivo, dalle preoccupazioni iniziali alla comprensione delle difficoltà umana della sorella, fino alla risoluzione dei problemi e alla festa di compleanno finale, in cui la presenza di Cobra suggella il suo ingresso nel gruppo degli amici di famiglia. In questo primo incontro, tuttavia, i gesti di disponibilità di Cobra non sortiscono gli effetti sperati, poiché Lilo non ricambia il saluto e inizia a ipotizzare un passato inquietante per il personaggio che si ritrova di fronte. Forse inconsapevolmente, il film sembra così attestare che il primo impatto con l'Assistente sociale stimola diffidenza e inquietudine e solo successivamente, se ce ne sarà occasione, si può sviluppare anche un rapporto umano. Ma oltre il cartone animato, un assistente sociale deve necessariamente risultare simpatico per essere considerato in modo positivo nell'immaginario collettivo?

Chi ne parla e come

L'Assistente sociale viene evocato e designato più volte, sia da chi lo teme, ovvero Nani, sia in modo autoreferenziale, quando Cobra parla delle proprie funzioni: in entrambi i casi la professione è legata all'inquietudine e alla problematicità, cosa sorprendente solo in apparenza.

Nell'evocazione che Nani fa a Lilo, che si è barricata in casa, l'Assistente sociale è descritto come una sorta di mostro spietato e quasi cannibale, se ci si basa sulla visione della piccola che viene frullata e data in pasto al suddetto. Una volta c'era il babau, ora ci sono gli assistenti sociali. Questa immagine rende bene non tanto la paura di Lilo, quanto quella di Nani, che ovviamente teme che dalla visita domiciliare possa scaturire un giudizio negativo che la priverebbe della tutela della sorellina. In questo modo, Nani sembra rappresentare non tanto gli utenti dei servizi, quanto coloro che vedono nella professione la minaccia verso uno stile di vita e una serie di comportamenti considerati a rischio e, pur essendone consapevoli, non sembrano in grado di modificarli adeguatamente rispetto agli standard espressi dai servizi sociali.

L'inquietudine suscitata dal ruolo, che stilizza l'Assistente sociale in una sorta di verificatore dei problemi, è espressa bene dallo stesso Cobra, con una frase che sintetizza perfettamente questo concetto: "Io sono quello che viene chiamato quando le cose vanno male e qui le cose vanno davvero molto male". Pur considerando la costruzione narrativa del personaggio e lo schematismo delle battute e del film, la frase appare emblematica sulla presunta consapevolezza che gli stessi Assistenti sociali hanno del rapporto tra il loro ruolo e l'universo delle difficoltà. Se le cose vanno bene, non servono; se vanno male, sono gli specialisti da allertare. Compito delicato quindi, che a qualcuno potrà apparire stimolante proprio per l'alto tasso di difficoltà da risolvere e che a qualcun altro apparirà deprimente, per la consuetudine con cui si devono affrontare problemi e dolori. La consapevolezza di Cobra, quasi dolorosa nella sua oggettiva constatazione, stimola almeno una riflessione: in che misura la lucidità nell'autorappresentazione può essere uno degli elementi che fondano la professionalità di un Assistente sociale?

Da che parte sta

Può sembrare strano, ma lungo tutta la sequenza lo spettatore si trova spesso più vicino a Cobra che a Nani, anche se in molti casi la vicinanza con questo personaggio diventa lo strumento per stimolare inquietudine e per evocare i rischi che corrono Lilo e sua sorella. Il simbolo di questa ambiguità sono gli occhiali neri inforcati praticamente per tutta la sequenza, che da un lato conferiscono un'aura misteriosa e inquietante a Cobra, e dall'altro non permettono una reale comunicazione tra il suo volto e lo sguardo dello spettatore. Tuttavia, la frequenza con cui Cobra è inquadrato è funzionale anche a un altro aspetto: nonostante l'aria burbera e la freddezza che ostenta, in fin dei conti questo personaggio vuole sincerarsi che Lilo stia effettivamente bene e, oltre le apparenze da agente segreto, si dimostra attento e professionale. La relativa prossimità tra spettatore e Assistente sociale è quindi coerente con lo sviluppo del film, in cui le vere minacce proverranno da altri orizzonti e Cobra si dimostrerà seriamente preoccupato per la sorte di Lilo.

Tale strategia narrativa trova riscontro anche nel rapporto tra i personaggi che si dipana in questa sequenza. Cobra è infatti chiaramente dalla parte di Lilo, con cui viceversa Nani ha in questo caso più motivi per litigare. E' emblematica la scena del colloquio tra la piccola e l'Assistente sociale: abbassatosi fisicamente al suo livello, Cobra cerca di capire da Lilo se viene trattata bene in famiglia, mentre Nani prova a suggerire alla sorellina le risposte giuste. Ma il suo tentativo le si ritorce contro, poiché l'interpretazione della bimba non sempre è corretta, forse volutamente. Ancora una volta, l'Assistente si ritrova a metà strada, letteralmente e simbolicamente: in una posizione mediana tra i bisogni immediati che sembrano apparire dalla situazione problematica e la difficoltà a decifrare con certezza la complessità delle relazioni psicologiche e simboliche che si intrecciano nel rapporto tra l'utente e l'ambiente di cui fa parte.

Ipotesi di lettura

Secondo Lilo, fin dal suo primo incontro con Cobra Bubbles, questi non sembra corrispondere ai criteri di tipicità dell'Assistente sociale, che peraltro non vengono poi descritti dalla piccola protagonista. Peccato, perché sarebbero stati molto interessati ai fini di questo cd.

Da un punto di vista fisico, in effetti, il personaggio sembra uscito da un film di azione contemporaneo e il cranio rasato, gli imponenti orecchini ai lobi, ma soprattutto gli occhiali scuri non permettono nessuna familiarità con Cobra, che sembra una versione aggiornata di un "uomo nero" da fiaba: è il pericolo che si è materializzato.

In questo senso, però lo spettatore rischia presto di non potersi trovare d'accordo con Lilo, poiché, a parte la sottolineata caratterizzazione visiva fornita dal cartone animato, sul piano operativo e su quello simbolico Cobra sembra l'ennesimo Assistente sociale che si trova in molti altri film, non particolarmente rassicurante per lo spettatore e per i personaggi che lo incontrano.

La sua auto, il completo impeccabile, la valigetta da executive, gli occhiali scuri sono elementi visivi che caratterizzano non solo fisicamente ma anche caratterialmente e professionalmente il personaggio: freddo, operativo, un po' inquietante, ma sicuro del fatto suo, senza alcuna voglia di scherzare. Il dato saliente del suo agire, non solo in senso fisico, ma anche professionale, sta nella continua attenzione che rivolge a ogni elemento della casa, così come a ogni battuta delle due sorelle e ai loro gesti. Come accade anche in altri esempi mostrati nel cd, l'Assistente sociale in visita domiciliare appare tendenzialmente molto sicuro di sé, pronto ad affrontare la resistenza di chi deve incontrarlo e determinato nel superarla, senza tanti preamboli o indecisioni, con lo stile tipico dell'investigatore e del detective, che cerca gli indizi che possano rivelarsi decisivi per avere le "prove" necessarie per esprimere un giudizio "oggettivo", letteralmente: basato sugli oggetti, forse con il rischio di non considerare adeguatamente anche le dinamiche psicologiche e la complessità delle relazioni umane in gioco. Ancora una volta, gli elementi che caratterizzano la professionalità dell'Assistente sociale tendono a essere rappresentati con un'aura peggiorativa, un po' fredda e disumana ed è molto probabile che lo spettatore non si accosti all'Assistente sociale apprezzandone la deontologia, ma lo viva piuttosto come pericolo incombente, cogliendo nel suo atteggiamento una costante minaccia all'integrità della famiglia o un'invadenza eccessiva.

Emerge quindi la tipizzazione dell'Assistente sociale non troppo portato per le relazioni umane, che viene più facilmente assimilato a compiti di controllo, di valutazione e di giudizio: elementi che un effetti fanno parte della sua professionalità, ma che istintivamente tendono a essere rappresentati come sintomo di disumanità e freddezza burocratica. La battuta finale della sequenza è emblematica circa la consapevolezza autoriflessiva di questo ruolo ingrato: "Io sono quello che viene chiamato quando le cose vanno male". Pur considerando la costruzione narrativa del personaggio e lo schematismo delle battute e del film, la frase appare emblematica sulla presunta consapevolezza che gli stessi Assistenti sociali hanno del rapporto tra il loro ruolo e l'universo delle difficoltà. Se le cose vanno bene, non servono; se vanno male, sono gli specialisti da allertare. Compito delicato quindi, che a qualcuno potrà apparire stimolante proprio per l'alto tasso di difficoltà da risolvere e che a qualcun altro apparirà deprimente, per la consuetudine con cui si devono affrontare problemi e dolori. La consapevolezza di Cobra, quasi dolorosa nella sua oggettiva constatazione, stimola almeno una riflessione: in che misura la lucidità nell'autorappresentazione può essere uno degli elementi che fondano la professionalità di un Assistente sociale?

Di fronte a questo ritratto che sembra virare completamente sul drammatico e sul peggiorativo - pur in un film che gioca molto ironicamente sulle esagerazioni e può permettersi , in quanto cartone animato, un ampio margine di stilizzazione surreale - è interessante sottolineare la particolare attenzione che l'Assistente sociale mostra nei confronti del vero utente da tutelare, ovvero Lilo.

Cobra le chiede informazioni, la ascolta, si abbassa fisicamente per mettersi al suo livello, le porge la mano in segno di saluto, quasi per stimolare una comunicazione più diretta. In questa dimostrazione di disponibilità e sensibilità emerge così un'attenzione particolare nei confronti dell'utente, il vero motivo per cui si è recato in quella casa, a sancire che pur nella freddezza delle apparenze, il personaggio sembra svolgere il proprio lavoro non solo in modo molto professionale, ma anche con le dovute attenzioni personali.

In questo primo incontro, tuttavia, i gesti di disponibilità di Cobra non sortiscono gli effetti sperati, poiché Lilo non ricambia il saluto e inizia a ipotizzare un passato inquietante per il personaggio che si ritrova di fronte. Forse inconsapevolmente, il film sembra così attestare che il primo impatto con l'Assistente sociale stimola comunque diffidenza e inquietudine e solo successivamente, se ce ne sarà occasione, si può sviluppare anche un rapporto umano. Ma oltre il cartone animato, un Assistente sociale deve necessariamente risultare simpatico per essere considerato in modo positivo nell'immaginario collettivo?

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