Fuori da scuola, a Trento

Cosa è successo

A Trento una bambina di dieci anni viene prelevata all'uscita di scuola da due assistenti sociali per essere affidata temporaneamente a una famiglia. La cosa suscita aspre polemiche in città. La vicenda si verifica in esecuzione di un decreto del Tribunale dei minori che non è notificato al padre, ma ai nonni.

Il processo mediatico

La notizia viene pubblicata con rilievo dal quotidiano locale Alto Adige nella cronaca di Trento il 28 febbraio 1998. Nel tardo pomeriggio l'agenzia di stampa Ansa (che è la più importante agenzia di stampa italiana) emette due dispacci in cui la riporta e la rilancia su scala nazionale. Il giorno dopo l'Alto Adige, sempre nella cronaca di Trento, riprende il caso e lo approfondisce, assegnandogli una pagina intera e dando ampio spazio al punto di vista degli Assistenti sociali e del Tribunale dei minori. Si sviluppa qui un processo tipico del sistema dei media, in particolare del rapporto carta stampata-agenzie di stampa. Quando un quotidiano o un settimanale pubblicano una notizia particolarmente rilevante o una notizia che viene considerata in grado di suscitare dibattito, le agenzie di stampa la 'riprendono' - questo è il gergo tecnico - e la 'rilanciano'. I giornalisti che hanno accesso alla rete delle agenzie di stampa possono così vederla e valutare se è il caso di 'riprenderla' a loro volta e di pubblicarla il giorno dopo sul quotidiano o di approfondirla sul settimanale (per esempio). Ciò accade anche con le notizie riportate sulla cronaca locale dei quotidiani, come in questo caso. Evidentemente il tema è di quelli che i giornalisti considerano un tema "caldo" di quelli che fanno discutere l'opinione pubblica.

Gli articoli

Assistenti sociali "rapiscono" bimba da scuola a Trento

(ANSA) - TRENTO, 28 Febbraio 1998

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La messa in pagina

I testi che vediamo sono dispacci di agenzia, vale a dire, nella sostanza, notizie di base. Nel sistema mediatico, le notizie che forniscono le agenzie di stampa sono in genere, appunto, una delle basi su cui i giornalisti impostano il loro lavoro di ricerca e approfondimento. Di regola, quando un giornalista di appresta a scrivere un articolo alla luce di un dispaccio di agenzia, deve sempre verificarne i contenuti. Nella rete a cui si accede attraverso un abbonamento con ogni singola agenzia stampa (in Italia ne esistono parecchie), le notizie - come accade per i quotidiani e i giornali in genere - vengono segnalate dal titolo. Del resto, come i manuali di giornalismo insegnano, in genere il titolo deve contenere la notizia. In questo caso c'è un titolo a effetto - "Assistenti sociali 'rapiscono' bimba da scuola a Trento".

Il testo, che è un articolo di cronaca, si apre riportando che la notizia data dal quotidiano Alto Adige suscita polemiche. Prosegue con un inciso: ricorda che l'operato delle Assistenti sociali è già stato oggetto di dibattiti e critiche "per il mancato affidamento di un minore a una coppia di Rovereto, dove il marito portava l'orecchino, proprio per la relazione dell'Assistente sociale che l'aveva valutato non idoneo". Continua usando il condizionale - d'obbligo, in casi come questo, in cui si riporta l'articolo di un quotidiano e dunque cose che non sono state verificate direttamente. I contorni della vicenda sarebbero "sconcertanti", termine che non appare "fuori luogo". La cosa sarebbe avvenuta "nel più totale mistero". Il secondo lancio introduce in discorso diretto l'avvocato del padre: "Ha sempre collaborato con il servizio sociale e il suo comportamento denota buona fede: pur avendo sentore del provvedimento del tribunale, ha sempre accompagnato la figlia a scuola e mai ha pensato di sottrarsi alle decisioni del tribunale qualsiasi esse fossero". Chiude facendo un riferimento indiretto agli assistenti sociali del Trentino, i quali, in un convegno svoltosi questa mattina a Trento "hanno chiesto maggiori competenze nei controlli".

Nei due lanci le assistenti sociali sono richiamate indirettamente, non c'è riferimento specifico a persone o a un servizio specifico. Sono soggetti della notizia, ma non sono riportate direttamente, il servizio sociale non interviene con un discorso diretto, con una dichiarazione. Le assistenti sociali agiscono all'uscita di scuola. I loro gesti chiave sono indicati nel titolo e nel corpo del testo. Al netto del condizionale, le assistenti sociali "rapiscono", "prelevano" la bambina; la "consegnano" ai nuovi genitori; "esibiscono" il decreto di affidamento. Anche il Tribunale dei minori non entra nel discorso diretto e così il padre della bimba, il cui punto di vista è però evidenziato dal virgolettato del suo avvocato.

Ipotesi di lettura

Un fatto di cronaca è un fatto di cronaca. Le cose accadono, qualcuno le racconta, un giornalista per esempio. Ma, a prescindere dai dati di fatto (dal merito delle questioni), ci sono mille modi per raccontarle, ci sono mille scelte che si possono fare per descrivere un evento. I termini che si scelgono, il modo in cui si appaiano, gli aggettivi che si richiamano, la collocazione di un concetto in un certo punto piuttosto che in un altro del testo, la chiamata in causa di alcuni personaggi piuttosto che altri sono fattori che contribuiscono a orientare la lettura.

In questi testi, la scelta delle parole, degli incisi, dell'aggettivazione, di chi richiamare nel discorso diretto ripercorre i tratti di una certa descrizione/narrazione stratificata nel tempo legata a questo ruolo professionale (Allegri 2000), vale a dire l'assistente sociale come figura astratta, burocratica, fredda, di controllo. Che "rapisce i bambini".

L' assistente sociale pare qui proprio un soggetto astratto, si parla al plurale di "assistenti sociali", quasi come categoria, il testo non fa riferimento allo specifico servizio o a specifiche persone, chiamandoli in causa direttamente. L'As non entra nel discorso diretto, le sue parole non vengono riportate anche se è uno dei protagonisti della vicenda, ed è - letteralmente - il soggetto della notizia. Non è presente in prima persona. Il servizio sociale nel suo operare 'altro' rimane in ombra. Viene interpellato direttamente, nel secondo lancio, il legale del padre della bambina: è unicamente il suo, il punto di vista evidenziato. Il testo inoltre introduce un inciso che fa espresso riferimento a un episodio con cui si evidenzia una funzione di controllo dell'assistente sociale - il mancato affidamento di un minore a una coppia nella quale il marito portava l'orecchino, dovuto alla relazione dell'assistente sociale che si occupava del caso.

Il titolo a effetto - "Assistenti sociali 'rapiscono' bimba da scuola a Trento" - usa il paradosso come codice linguistico. Perché è ovviamente paradossale che un assistente sociale "rapisca" un bambino e non è nel naturale ordine delle cose. Tant'è che, correttamente, il verbo "rapire" viene messo fra virgolette. Ma è questo il termine che viene scelto per dare la notizia. E' un concetto forte che richiama immediatamente l'attenzione e riecheggia altri eventi di cronaca e altre descrizioni/narrazioni sedimentate nel tempo (come possiamo osservare nella lettura delle vicende "Un caso che divise le coscienze" e "i Fratelli di Domodossola"): l'assistente sociale che "porta via i bambini". Del resto, è questo il gesto chiave: gli assistenti sociali avrebbero "prelevato" la bambina fuori da scuola. Il termine "prelevare" si appaia con il verbo "consegnare": qui la descrizione/narrazione che ha come attore l'assistente sociale sceglie termini asettici, a contrasto con il "calore" della situazione: le assistenti sociali prelevano e consegnano, come postini. Fanno anche un'altra cosa: "esibiscono" al direttore della scuola il decreto del Tribunale. Il decreto sarebbe stato "esibito" - i trofei si "esibiscono" -, anziché per esempio, semplicemente mostrato. L'intera vicenda si sarebbe verificata "nel più totale mistero". Il gesto sarebbe furtivo, non comunicato, obliquo. Infine, il testo parla di caso i cui contorni potrebbero essere definiti - se verificati - "sconcertanti", un aggettivo che non appare "fuori luogo".

Sono questi testi in cui in cui il richiamo allo stereotipo del "rapitore di bambini" è evidente, a dispetto del condizionale e delle - dovute e presenti - cautele giornalistiche. I due dispacci richiamano questa immagine e a questa immagine rimandano, fin dalla scelta (strategica) di inserire in rete nazionale una notizia (locale) di questo tipo: un evento paradossale, come potrebbe rivelarsi questo, fa notizia. Nel mancare l'interpellazione diretta del servizio sociale, questa descrizione/narrazione lascia inevitabilmente ombra le ragioni - anche se del caso discutibili - degli assistenti sociali con esse la complessità di un certo tipo di operare sul territorio e con i minori: vengono alla luce altri aspetti. Il giorno successivo, il quotidiano Alto Adige, probabilmente per equilibrare l'informazione data il giorno prima, dà ampio rilievo al punto di vista del servizio sociale: emerge una complessità non sospettabile alla luce delle narrazioni precedenti.

Rinvii

Racconti e rappresentazioni

Metti a confronto questa descrizione/narrazione con la messa in scena dell'assistente sociale fatta da Ken Loach e, tenendo conto dello specifico del mezzo, rifletti su convergenze e divergenze

Confronta questa descrizione/narrazione con la rappresentazione dell'assistente sociale di Enzo Biagi e con le parole di Paolo Crepet e, tenendo conto dello specifico del mezzo, rifletti su convergenze e divergenze

Coni d'ombra

Analizza questa descrizione/narrazione alla luce delle considerazioni svolte da Elena Allegri nella parte in cui si occupa del rapporto fra informazione, fatti, complessità del lavoro con i minori e rappresentazioni

Rifletti su questa descrizione/narrazione alla luce del contributo di Anna Rosa Favretto sul rapporto fra il minore, il diritto e i servizi sociali

Metti in relazione questa descrizione/narrazione con il contributo di Anna Fiorentini nella parte in cui si occupa del rapporto fra sistema dell'informazione e professione dell'assistente sociale

Metti a confronto questa descrizione/narrazione con la descrizione/narrazione di Lara Gastaldi, facendo attenzione all'angolo di visuale scelto da ciascun autore nel raccontare le due vicende

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